Jack Miller e la Stoppie Challenge: i freni Brembo vi spiegano tutti i segreti

25/05/2021

 Impazza la Stoppie Challenge

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​Da alcuni mesi, specie fra i piloti del Campionato Mondiale Superbike, impazza la Stoppie Challenge: al rientro ai box, dopo una sessione in pista particolarmente positiva (a nessuno piace fare lo spiritoso quando i risultati sono pessimi), i piloti si esibiscono in quella che è una impennata al contrario. 


A sollevarsi da terra non è infatti la ruota anteriore, impresa piuttosto facile quando si dispongono di moto contraddistinte da oltre un centinaio di cavalli specie se combinati con masse contenute: il peso minimo per le MotoGP è 157 kg, per le Superbike 168 kg e per le Moto2 (pilota incluso) di 217 kg.



 

Questi valori sono resi possibili dall’incredibile leggerezza dei componenti frenanti Brembo e dei cerchi Marchesini: una coppia di ruote in magnesio forgiato da 17’’ arriva a pesare appena 6 kg mentre una coppia di pinze monoblocco a 4 pistoni per la MotoGP non supera gli 1,5 kg, essendo realizzata a partire da un blocco di alluminio-litio. 


In uno stoppie la ruota anteriore resta incollata a terra mentre quella posteriore viene catapultata verso il cielo: per realizzarla non serve un’alta velocità che anzi risulta controproducente per la buona riuscita dell’acrobazia. Tutti gli stuntman spiegano che già a 40-60 km/h è possibile completarne uno. 


Il primo ad eseguirlo con grande frequenza nell’ultimo biennio è stato Toprak Razgatlioglu inizialmente con la Kawasaki del team Puccetti e poi con la Yamaha Factory. Il suo controllo della moto è indubbiamente eccezionale, come dimostrano i numerosi stoppie in cui riesce a far ruotare la moto sulla ruota anteriore di 90 gradi. 


Solitamente il suo schema d’azione prevede l’ingresso in pit lane a 80 km/h in seconda marcia, poi esercita una pressione di 12-14 bar sul freno anteriore. Quando la ruota posteriore si solleva, Razgatlioglu riduce la pressione a 2-3 bar, conservando l’equilibrio. Successivamente scala in prima marcia e infine usa il freno posteriore per ritrovare il contatto con il suolo. 



















La sfida è stata raccolta da Jack Miller con la Ducati Desmosedici del team Pramac nei test di Sepang del febbraio 2020, quindi nei test dello scorso gennaio a Jerez da Stefan Bradl con la Honda R213V. A loro si è aggiunto Lucas Mahias con la Kawasaki Ninja ZX-10RR. In comune per tutti loro un unico aspetto, l’impianto frenante con dischi, pinza, pastiglie e pompa freno Brembo. 


L’ennesima conferma della fiducia che tutti i migliori piloti al mondo nutrono nella performance e nell’affidabilità dei componenti frenanti Brembo, non a caso impiegati da tutti i piloti MotoGP, Moto2, Moto3 e MotoE e da buona parte di quelli che gareggiano nel Campionato Mondiale Superbike.  



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Come è evidente, per realizzare uno stoppie bisogna agire sul freno anteriore con decisione, ignorando invece quello posteriore. Molto importante è anche la posizione del corpo, a partire dai gomiti che non vanno tenuti rigidi, mentre le ginocchia devono stringersi quasi a voler abbracciare il serbatoio. 


Con il passare dei decimi di secondo la pressione sul freno anteriore va progressivamente ridotta per evitare il ribaltamento in avanti: in queste fasi la ruota posteriore è staccata da terra e solo quando avrà intrapreso la sua ridiscesa conviene servirsi del freno posteriore. 


Agendo sul freno posteriore nelle prime fasi dello stoppie si bloccherebbe invece la rotazione della ruota posteriore, incidendo sull’equilibrio complessivo moto-pilota. È sbagliato anche portare il busto in avanti, in posizione innaturale perché il baricentro complessivo di uomo-moto risulterebbe sbilanciato. 

 

Per realizzarlo i piloti del Mondiale Superbike esercitano un carico sulla leva del freno di 7,2 kg o 6,5 kg a seconda del diametro della pompa utilizzato, a fronte per esempio dei 6,1 kg relativi alla prima curva del round in Qatar, al termine di un rettilineo di 1.068 metri. 




 


Come avrete intuito non è indispensabile un’elevata intensità energetica perché la frenata avviene a basse velocità. Risulta invece utile una buona coppia frenante, il cui valore è direttamente proporzionale al raggio efficace del disco, al coefficiente d’attrito e alla clamping force (forza di chiusura della pinza). 


Naturalmente è indispensabile una pompa freno che assicuri una frenata pronta e modulabile. Grazie all’esperienza maturata nella progettazione delle componenti idrauliche, cinematiche ed ergonomiche, le pompe Brembo si distinguono per la linearità tra forza applica e risposta frenante. 

 

In ogni caso lo stoppie non è particolarmente controindicato per l’impianto frenante delle moto da pista essendo esso eseguito in corsia box. La scarsa velocità del pilota nel giro di rientro ai box fa sì che la temperatura di pastiglie e fluido freni sia piuttosto contenuta, pertanto l’impianto non rischia alcuno stress termico. 



















Tuttavia queste evoluzioni non sono ben viste da diversi team manager. Non tanto per il rischio di rovinare le componenti meccaniche, anche se c’è chi teme per lo spostamento dell’olio all’interno dei motori, quanto per il pericolo di cadere, rimediando un infortunio stupido, la rottura di alcuni pezzi della moto o anche solo una figuraccia sotto gli occhi di fotocamere e telecamere. 



Non a caso di tutte le acrobazie possibili con le due ruote lo stoppie è considerata tra le più pericolose non potendo seguirla con lo sguardo. Per questo motivo Brembo sconsiglia vivamente qualsiasi tentativo di emulazione o di replica di questa pratica sia in strade aperte al traffico che in pista. 



 


 

 

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