Aprilia officina di idee vincenti in pista, anche per i freni

08/04/2022

 I successi e le intuizioni di Aprilia nel Mondiale, compresa una soluzione Brembo che ora non può mancare su nessuna moto sportiva stradale

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La prima volta non si scorda mai. Vale anche per l’Aprilia e i suoi milioni di tifosi che domenica 3 aprile 2022 hanno festeggiato il successo di Aleix Espargaró nel GP Argentina dopo un avvincente duello con Jorge Martin. Un successo storico perché mai in precedenza la Casa di Noale aveva vinto una gara della MotoGP, mettendosi alle spalle i grandi marchi giapponesi, ma anche eccellenze come Ducati e KTM.​


 









La pinza Brembo GP4, la pinza a 4 pistoni dedicata al campionato MotoGP e utilizzata da Aleix Espargaró nel corso del GP Argentina, è la diretta discendente di una delle più grandi innovazioni introdotte proprio da Aprilia del motomondiale. Una storia incredibile che risale a un periodo in cui Aprilia macinava record nelle categorie propedeutiche alla 500.

 

 

A dirla tutta e a proposito di classe 500, l’Aprilia non era riuscita a vincere una gara nemmeno quando la classe regina era rappresentata dalle scorbutiche 500 a due tempi, malgrado abbia iniziato a cimentarsi con la categoria già nel 1994. La scelta dei tecnici capitanati da Jan Witteveen cadde inizialmente su una bicilindrica da 400 centimetri cubici, molto più agile e leggera delle quattro cilindri dei rivali ma anche meno potente. 


Il geniale olandese, ai tempi direttore tecnico, ha spiegato più di una volta le sue scelte controcorrente: «Cerchiamo di battere i giapponesi usando altre armi. Se copiassimo le loro caratteristiche, avendo meno risorse saremmo sempre perdenti. Punto sempre sulla tecnologia italiana ed europea». ​


 

Tra queste non potevano mancare i freni Brembo che comparvero sulla prima Aprilia da pista, nel 1985, con Loris Reggiani: la AF1 250 presentava soluzioni tecniche all’avanguardia, dal telaio deltabox in alluminio, al motore Rotax con ammissione a disco rotante e accensione elettronica digitale. Il pilota gradì subito: «La staccata era l’arma migliore, potevo frenare molto avanti perché avevo il baricentro basso». 


La proficua collaborazione con Brembo continuò negli anni a venire, tanto che i freni Brembo erano montati anche sulla 250 che nel 1987 vinse il GP San Marino con lo stesso Reggiani precedendo i colossi nipponici, grazie ad un duplice sorpasso alla staccata del Carro con cui passò le Yamaha che lo precedevano e che poi lo rividero solo al traguardo.


 

 

​Fu il primo di 294 GP vinti in pista dall’Aprilia dal 1991 al 2011, quasi equamente ripartiti tra 125 e 250, categorie in cui si è aggiudicata 19 titoli Piloti e altrettanti Costruttori, sempre con Brembo. Il primo lo vinse Alessandro Gramigni nel 1992 in 125 grazie a due vittorie, altrettanti secondi posti e due terzi posti, con 16 punti di vantaggio sul compianto Fausto Gresini. 


Negli anni Novanta l’Aprilia produceva poco più di 50 mila veicoli all’anno, meno di un ventesimo di Honda e Yamaha che pertanto disponevano di budget inarrivabili per le competizioni. Per Aprilia i fondi per sviluppare i nuovi modelli da corsa arrivavano dalle vendite delle race replica, a partire dalla AF1 125 project 108 del 1987, la prima moto europea con sospensione monobraccio di serie, anch’essa con freni Brembo, che unita alle grafiche colorate fece la felicità degli adolescenti dell’epoca. 


La fiducia riposta da Aprilia in Brembo e la ricerca incessante di soluzioni tecniche che la potessero avvantaggiare portò nel 1997 ad una tappa storica per le competizioni, la pinza freno ad attacchi radiali. Un componente inedito che fu testato da Marcellino Lucchi nei test di Jerez nel febbraio del 1998 e vista la risposta positiva fu introdotto sulle 250 di Valentino Rossi, Loris Capirossi e Tetsuya Harada.


 

 

​Oltre alla difficoltà di realizzazione per l’epoca di questo componente frenante, a beneficio delle pinze ad attacco assiale che sembravano insuperabili, si dovette superare un altro problema. I prototipi delle pinze radiali non erano infatti integrabili con le forcelle utilizzate dalle Aprilia e così gli ingegneri Brembo furono chiamati a fornire un supporto per ideare i piedini di collegamento alla forcella. 


E pensare che già molti anni prima, pensando di poter replicare il successo della pinza radiale introdotta in Formula 1, Brembo sottopose una soluzione analoga per le moto da Gran Premio al responsabile tecnico del team Honda. Il tecnico giapponese, un guru di grande esperienza, restò però disorientato, ritenendo non necessarie​ se non inutili le pinze radiali. 


I 13 successi in 14 GP colti da Aprilia in 250 nel 1998 fruttarono a Capirossi il titolo di campione del mondo, a Rossi il 2° posto e ad Harada il 3° e indussero Brembo alla realizzazione di una pinza radiale per la classe regina. La nuova nata esordì in 500 nel 1999, proprio con l’Aprilia che con Harada conquistò una pole e due podi. Nel 2000 fu Jeremy McWilliams ad ottenere una pole e due podi con l’Aprilia 500.


 

 

​La nascita della MotoGP riportò però l’Aprilia alla stazione di partenza perché la RS Cube non ottenne grandi risultati. Un gran peccato perché grazie alla collaborazione con studi operanti in Formula 1 fu la prima moto ad adottare le valvole pneumatiche, il controllo di trazione e il ride by wire, oltre a servirsi delle pinze radiali Brembo che erano diventate lo standard della categoria. 


Le modeste prestazioni indussero la dirigenza a fine 2004 a sospendere la partecipazione alle competizioni della MotoGP. Per di più all’inizio degli anni Dieci, complice l’estromissione delle moto a due tempi dal Mondiale, sostituite con la Moto3 e la Moto2, l’Aprilia ha smesso di gareggiare nel Mondiale, preferendo concentrarsi sulla Superbike. 


L’inversione di rotta è avvenuta nel 2015 ma la competitività è arrivata solo nel 2021, grazie alla nuova RS-GP, alle scelte del direttore tecnico Romano Albesiano, alla gestione del team manager Massimo Rivola e al talento di Espargaró . Un anno fa lo spagnolo riportò l’Aprilia sul podio dopo un’astinenza di 21 anni, preludio alle prestazioni di quest’anno: pole e vittoria in Argentina. 


Una prima volta che non sarà certamente l’ultima per l’Aprilia, splendido esempio di ingegno e tecnologia italica, freni compresi.​


 

 

 

 

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