Acosta come Rossi e Marquez, tutti i più giovani iridati del motomondiale

17/11/2021

 Per un solo giorno Pedro Acosta non è il più giovane campione della storia del Motomondiale. Non indovinerai mai chi è il recordman

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​Laurearsi campione del mondo vincendo la gara decisiva per l’assegnazione del titolo, per di più alla stagione d’esordio nel Mondiale: è l’impresa realizzata al Grande Prémio Brembo do Algarve da Pedro Acosta. Tagliato il traguardo lo spagnolo è sceso dalla moto e ha impugnato una canna da pesca con cui ha tirato a sé uno scrigno da cui ha estratto il casco dorato, simbolo del Mondiale vinto.



 

Sia il papà che il nonno di Acosta sono pescatori, professione a cui sarebbe stato destinato anche il giovane Pedro se non avesse sfondato con le moto. Da ciò discende il suo soprannome, Tiburón de Mazarrón, lo squalo di Mazarron, la località della provincia di Murcia da cui proviene. La barca di famiglia, il Peretujo, fu il suo primo sponsor e i suoi concittadini crearono un piccolo fan club per sostenerlo. 


Il padre e la sua professione sono fonte di ispirazione: «Mi ha sempre insegnato che quando vuoi qualcosa devi guadagnartela». Per questa ragione dice di passare pochissimo tempo sui social, preferendo trascorrerlo allenandosi perché quando sale in moto si diverte. Lo dimostra quando esegue le staccate al limite che l’hanno reso celebre, servendosi dell’impianto frenante Brembo che ha esordito proprio quest’anno in Moto3.

 



Il principale elemento di novità rispetto al 2020 è la pinza monoblocco in alluminio interamente ricavata dal pieno con attacco radiale a due pistoni da 32 mm di diametro e alette radianti che consentono di aumentare lo scambio termico. I più attenti avranno notato che esteticamente richiama la pinza GP4 in uso in MotoGP dal 2020.


Nuovo anche il disco in acciaio (il carbonio si usa da regolamento solo in MotoGP) contraddistinto da una fascia frenante di minore altezza per ridurre peso e masse non sospese. Inedita pure la pompa freno con diametro inferiore rispetto al modello precedente.

Completano l’intero impianto, più leggero di 200 grammi rispetto a quello utilizzato fino alla scorsa stagione, le pastiglie sinterizzate Z04 e le Z16. La KTM di Acosta ha inoltre impiegato i cerchi Marchesini (marchio del gruppo Brembo) M10RS Corse Moto3 a 10 razze in magnesio forgiato che consentono un risparmio significativo di peso e di inerzia, senza perdere nulla in termini di rigidità.



 

Ma anche il miglior impianto frenante, così come il motore più potente, non basta da solo per vincere le gare. A fare la differenza nelle due ruote, fortunatamente, è ancora oggi il pilota. E proprio per rendere merito al valore di Acosta, vi presentiamo la Top 10 dei piloti più giovani ad aver conquistato il titolo iridato nel Motomondiale. 


Rientrano in questa fattispecie la MotoGP, la Moto2, la Moto3, la 500, la 350, la 250, la 125, la 80 e la 50. Non fanno parte invece di questa categoria, e pertanto non appaiono nella nostra analisi, i Mondiali Superbike, Supersport 600 e Supersport 300, poiché figurano in un altro “circuito” di gare. Ciò spiega, per esempio, l’assenza di Manuel Gonzalez, iridato un paio d’anni fa a 17 anni.


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Questa la top 10 dei campioni del mondo più giovani: 


10° posto Thomas Luthi: campione 125 nel 2005 a 19 anni e 61 giorni 


Nel 2005 lo svizzero iniziò malissimo la stagione, con il ritiro al 15° giro della gara inaugurale, il GP Spagna. Quello però fu l’unico “zero” di Thomas Luthi in un’annata in cui conquistò 4 vittorie e 8 podi e non fece mai peggio del 10° posto nelle gare concluse. Il titolo della 125 fu suo solo all’ultima gara, a Valencia in cui chiuse al 9° posto, conquistando 7 punti, indispensabili per precedere di 5 lunghezze Mika Kallio.


 

 

​9° posto Maverick Viñales: campione Moto3 nel 2013 a 18 anni e 302 giorni 


Dopo aver sfiorato il titolo nel 2011 e 2012, finendo 3° in entrambi i campionati, lo spagnolo si aggiudicò il titolo 2013 della Moto3 pur con meno vittorie: 3, rispetto alle 4 del 2011 in 125 e alle 5 del 2012 in Moto3. Maverick Viñales riuscì a compensare questo calo con i 15 podi stagionali, più un 4° e un 5° posto. Eppure anch’egli fu campione solo all’ultima gara, grazie al trionfo di Valencia per appena 186 millesimi.


 

 

 





8° posto Manuel Poggiali: campione 125 nel 2001 a 18 anni e 262 giorni 


Malgrado 3 ritiri il sanmarinese vinse il Mondiale 2001 della 125 con la Gilera grazie alla continuità di risultati in tutte le altre gare. Pur vincendo appena 3 volte, Manuel Poggiali conquistò 11 podi e non finì mai oltre la quinta posizione. E proprio grazie al 5° posto a Rio, nell’ultimo GP del campionato, tenne a distanza Youichi Ui che vincendo le ultime 4 gare si era avvicinato pericolosamente in classifica.


 

7° posto Andrea Dovizioso: campione 125 nel 2004 a 18 anni e 201 giorni 


Il 2004 fu una stagione trionfale per il forlivese che balzò in testa alla classifica vincendo la prima gara, in SudAfrica e non mollò più la posizione. D’altro canto nei primi 10 GP totalizzò 3 vittorie, 2 secondi posti, un terzo e 4 quarti. Il ritiro in Portogallo fu ininfluente perché Andrea Dovizioso vinse la gara dopo, in Giappone e con il 2° posto in Malesia, pur mancando ancora 2 GP, si laureò campione del mondo della 125.


 

 

6° posto Alex Marquez: campione Moto3 nel 2014 a 18 anni e 200 giorni 


Nel 2014, dopo 6 GP della Moto3, Alex Marquez aveva raccolto 60 punti che lo relegavano al 6° posto, dietro ai connazionali Isaac Viñales, Alex Rins e Efren Vazquez, all’italiano Romano Fenati ma soprattutto a Jack Miller, a quota 104. Il fratello di Marc si rilanciò vincendo al Montmeló e ad Assen, ma solo ad Aragon balzò in testa alla classifica, posizione che non mollò più anche se fu campione per soli 2 punti.


 

 

 









5° posto Valentino Rossi: campione 125 nel 1997 a 18 anni e 196 giorni 


Dopo una stagione di apprendistato, Valentino Rossi iniziò a far valere la sua legge. Con l’Aprilia vinse la gara iniziale in Malesia, cadde a Suzuka, ma si riscattò con altri 2 successi, quindi fu 2° in Austria. Da Le Mans infilò un filotto di 6 vittorie di fila e così il 3° posto di Brno gli bastò per diventare campione della 125, con 3 gare ancora da disputare. Ne vinse 2, arrivando ad un totale di 11, record di tutti i tempi della 125.


 

4° posto Daniel Pedrosa: campione 125 nel 2003 a 18 anni e 13 giorni 


La stagione 2003 della 125 fu incredibile per la quantità e qualità dei piloti poi diventati leggende: quell’anno c’erano Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Marco Simoncelli e Andrea Dovizioso che si rubarono punti a vicenda. E poi c’era Dani Pedrosa, il più costante di tutti sia come vittorie (5) che come Top 5 (10), tanto da conquistare il Mondiale pur saltando le ultime due gare per l’infortunio ad entrambe le caviglie.


 

 

3° posto Marc Marquez: campione 125 nel 2010 a 17 anni e 263 giorni 


Nel primo biennio in 125 Marc Marquez non conquistò nemmeno una vittoria e soli 2 podi. Nel 2010 si sbloccò al Mugello e vinse anche le successive 4 gare. Dopo un periodo di appannamento a metà stagione, fatta eccezione per la vittoria di Misano, tornò imbattibile con altre 4 vittorie di fila. La certezza del titolo l’ebbe però solo al Ricardo Tormo. Impressionanti i suoi numeri: 10 vittorie, 8 giri veloci e 12 podi.


 

 

​2° Pedro Acosta: campione Moto3 nel 2021 a 17 anni e 166 giorni 


Di che stoffa fosse fatto l’avevano capito i suoi avversari della Red Bull Rookies Cup in cui fu 2° nel 2019 pur con 2 gare in meno e campione nel 2020. Quest’anno, all’esordio in Moto3, Pedro Acosta è partito fortissimo: 2° in Qatar, poi 3 vittorie di fila, qualche GP discreto prima dei successi in Germania e Austria. Nella seconda parte di stagione ha gestito il vantaggio, chiudendo i giochi con la vittoria di Portimao.


 

 

1° Loris Capirossi: campione 125 nel 1990 a 17 anni e 165 giorni 


Dopo aver tremato a lungo, l’imolese ha conservato il record di più giovane campione del mondo per un solo giorno. Così come Acosta anche Loris Capirossi fu iridato nella stagione da rookie, ma per la prima vittoria in 125 dovette attendere il 10° GP, in Gran Bretagna. Eppure a 2 GP dal termine, con 17 punti da recuperare a Stefan Prein (la vittoria ne valeva 20) l’impresa sembrava disperata. La realizzò vincendo ambedue le gare finali grazie anche all’aiuto degli altri italiani.


 

 


 

 

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