Piove! Ora tutti usano i dischi Brembo in carbonio. Ecco cos’è cambiato

23/10/2017

In passato il carbonio era bandito con la pioggia perché inefficace, ma in Giappone è stato usato dai primi 9 al traguardo, con ottimi risultati.

"There is no challenge More challenging Than the challenge To improve yourself"         
(Michael F. Staley) "

 

"Nessuno, uno e centomila." 

Parafrasiamo il titolo del celebre romanzo di Luigi Pirandello per raccontare la svolta epocale che sta vivendo la MotoGP.

Domenica 15 ottobre 2017 si è corso il GP Giappone: in MotoGP Andrea Dovizioso ha tagliato per primo il traguardo, precedendo di 249 millesimi Marc Marquez e di 10’’557 Danilo Petrucci. Alle loro spalle sono arrivati Andrea Iannone, Alex Rins, Jorge Lorenzo, Aleix Espargaro, Johann Zarco e Maverick Viñales.
Una gara spettacolare con sorpassi continui al comando nonostante la pioggia che non ha dato tregua ai piloti per tutti i 24 giri. Già, perché dal semaforo alla bandiera a scacchi, oltre 47 minuti dopo, non ha mai smesso di piovere. Oltre tutto, la temperatura dell’aria non ha mai superato i 14 gradi Centigradi e quella dell’asfalto i 15 gradi Centigradi.

Condizioni difficili che in passato avrebbero comportato per tutti un’unica soluzione frenante, i dischi in acciaio. Invece tutti e tre i piloti saliti sul podio si sono serviti di dischi Brembo in carbonio e come loro anche i 6 arrivati subito dietro. In totale 13 dei 15 piloti che hanno preso punti avevano i dischi Brembo in carbonio.

In pratica quindi almeno una moto per Casa Costruttrice ha completato la gara nelle prime 15 posizioni con i dischi in carbonio: li avevano 3 Ducati,3 Yamaha, 2 Honda, 2 Suzuki, 2 Aprilia e 1 Ktm. Un risultato clamoroso che mostra la validità del carbonio Brembo con la pioggia a prescindere dalle caratteristiche delle singole moto.


 
 

Grazie al carbonio, al Twin Ring Motegi i piloti sono riusciti ad avere una dinamica della moto non troppo diversa da quella che avrebbero avuto sull’asciutto. L’acciaio, infatti, peggiora il comportamento dinamico della moto perché è un materiale più pesante del carbonio.

La diminuzione delle masse non sospese assicurata dai dischi Brembo in carbonio influenza il comportamento delle sospensioni perché le ruote aderiscono meglio all’asfalto. Ciò si traduce in una migliore guidabilità e nella possibilità di scaricare a terra una maggiore potenza.

Al di là di questi aspetti, però, quello che fa la differenza è il feeling dei piloti e la loro preferenza per il comportamento in frenata dei dischi in carbonio rispetto a quelli in acciaio.

In altri termini, anche con la pioggia, il carbonio garantisce un incremento delle prestazioni in accelerazione e anche nei cambi di direzione.
Migliorie che possono apparire infinitesimali ma che alla prova dei fatti si traducono in una riduzione del tempo di percorrenza sul giro. Invece, nonostante la pista allagata, Dovizioso è riuscito a realizzare un giro in 1’56’’568, impiegando 11’’218 in più del miglior giro in gara su questo circuito, ossia il 10,6 per cento in più.

Possono sembrare tanti ma un parallelo vi convincerà del contrario.

Al GP Olanda 2016, disputato con l’asfalto bagnato, dove però negli ultimi giri smise di piovere, Danilo Petrucci stabilì il miglior giro in 1’48’’339. Impiegò 14’’722 in più del Circuit Record Lap, equivalenti al 15,7 per cento in più.
Petrucci quel giorno, come tutti i suoi colleghi, aveva utilizzato i dischi in acciaio.


 

​Più 10,6 per cento in un caso, più 15,7 per cento nell’altro. Ogni commento appare superfluo, anche se per onestà intellettuale dobbiamo precisare che non sempre la differenza tra carbonio e acciaio è così marcata.

Ciò che però è innegabile è la miglior resa dei dischi in carbonio una volta raggiunta la temperatura minima di esercizio. Per garantire un buon coefficiente d’attrito il carbonio deve raggiungere almeno i 250 gradi centigradi, valico praticamente invalicabile, fino a poco tempo, in presenza di pioggia o con l’asfalto completamente bagnato.

Nel corso degli ultimi anni, però, l’incremento di potenza delle moto, il perfezionamento dei pneumatici e l’evoluzione del carbonio hanno cambiato lo scenario: da un lato, incrementando lo sforzo richiesto ai freni delle MotoGP anche sul bagnato, dall’altro consentendo di raggiungere in maniera più rapida il range di temperatura necessario.

Ovviamente un grandissimo contributo e’ stato dato anche dalle coperture in carbonio,realizzate dai Team, che consentono di mantenere in temperatura i dischi in caso di pioggia.

Una prima dimostrazione della quasi definitiva cancellazione del ritardo dei dischi in carbonio rispetto ai dischi in acciaio sotto la pioggia si è avuta al GP San Marino 2015: quel giorno, quando iniziò a piovere, tutti i piloti della MotoGP rientrarono ai box per il cambio moto. Lasciata la moto da asciutto, con le gomme slick, salirono su quella con configurazione da bagnato e quindi con i dischi in acciaio. L’unico a non fermarsi ai box fu Bradley Smith (Yamaha Tech 3) ma nonostante il crollo delle temperature ambientali i suoi dischi in carbonio non accusarono alcuna defaillance, tanto che tagliò il traguardo in seconda posizione.

Da allora Brembo ha intensificato i test del carbonio sotto la pioggia, lasciando però sempre libertà di scelta nell’utilizzo ai piloti MotoGP. Finché, il venerdì del GP della Malesia 2016 alcuni chiesero di provarli per ovviare alla scarsa resa dei dischi in acciaio.

Tra questi anche Marc Marquez che dopo aver intuito nei giorni precedenti i benefici dei dischi Brembo da 320 mm fascia bassa in carbonio li volle conservare anche alla partenza della gara, malgrado la pista allagata per il violento acquazzone dei minuti precedenti.

 

 

​Quel giorno lo spagnolo perse l’anteriore e finì nella ghiaia ma pochi minuti prima aveva realizzato il giro veloce della gara. Marquez risalì in sella e concluse all’11° posto. Per di più, dopo l’arrivo i tecnici Brembo analizzarono i dischi, la telemetria e sentirono il commento del pilota rilevando l’assenza di problemi.

Lo stesso Marquez, il 10 settembre, riuscì a vincere il GP San Marino 2017 con i dischi Brembo in carbonio nonostante la pioggia caduta durante la gara. Anche quel giorno sul podio lo accompagnarono Petrucci e Dovizioso ma in quell’occasione i due piloti della Ducati optarono per i dischi Brembo in acciaio.

Un mese dopo, lo scenario è completamente cambiato perché nei tre giorni di pioggia che hanno contraddistinto il GP Giappone anche i più scettici hanno avuto modo di provare la bontà dei dischi Brembo in carbonio. Un risultato non scontato considerando che ogni pilota richiede un’impostazione su misura dell’impianto frenante che gli garantisca il giusto feeling.

Assistiti in pista dai tecnici Brembo che hanno spiegato loro le modalità per il corretto utilizzo del carbonio con la pioggia, i piloti hanno riscontrato grandi benefici, e 19 si sono decisi ad utilizzarli in gara. Con il passare dei giri, trovato il limite, sono riusciti a migliorare le proprie prestazioni e dopo il traguardo si sono tutti dichiarati soddisfatti.


 

 

 

​Insomma, in poco più di un mese, il palmares dei dischi Brembo in carbonio con la pioggia in MotoGP è passato da zero a 2 vittorie. Ma ciò che più conta è che questa soluzione, considerata inutilizzabile fino a poco tempo fa, sia diventata lo standard della classe regina.
Per di più, la rivoluzione d’ottobre della MotoGP si è consumata in presenza di condizioni ambientali molto più critiche rispetto alla gara disputata al Misano World Circuit Marco Simoncelli perché in quell’occasione nella seconda parte di gara smise di piovere.

Per funzionare perfettamente il carbonio richiede molta perizia perché nei primissimi giri di gara la sua temperatura è inferiore al valore ideale. Per ovviare a questo problema temporaneo il pilota deve anticipare il ricorso ai freni, pinzando alcuni metri prima del normale per innalzare le temperature.

Una volta però superati i 250 gradi, il coefficiente d’attrito si stabilizza. L’acciaio invece soffre le alte temperature e nel finale di gara rischia di portare all’incostanza della leva del freno. Inoltre, anche sul bagnato il carbonio non risente di problemi di coppia residua che invece possono affliggere i dischi in acciaio.

 

 

Con i dischi in carbonio la fase di rilascio è più repentina e garantisce quell’assenza di drag cercata dai piloti. In altre parole, esaurita la frenata, con i dischi in carbonio la ruota è subito libera a beneficio della guidabilità.

I 115 km completati da 19 piloti, inclusi i primi 9 all’arrivo, rappresentano un piccolo passo per la MotoGP e un grande passo nella storia del motociclismo. Ma non per questo lo sviluppo del carbonio da parte di Brembo può dirsi terminato.

Ulteriori passi in avanti sui materiali impiegati e sulle tecniche costruttive ci attendono negli anni a venire, con l’auspicio di poterli traslare al maggior numero possibile di moto destinate all’uso stradale.

Perché anche se forniamo i nostri impianti frenanti al 100 per cento dei piloti della MotoGP inseguiamo sempre nuove sfide. È l’unico modo che abbiamo per migliorarci.


 

 

 

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