I 10 GRANDI PILOTI CHE AMIAMO PER COME HAN VINTO CON I FRENI BREMBO

14/05/2018

​I grandi amori non si scordano mai, anche se il de​stino ha voluto che a un certo punto le nostre strade si separassero.

​​​​​​​​​​​​Parliamo di quei piloti che ci hanno fatto battere il cuore all’impazzata, stupendoci con rimonte sorprendenti o rassicurandoci con una serie incredibile di vittorie.

C’è chi l’ha fatto in sella ad una moto e chi al volante di un’auto, tutti però sempre utilizzando i freni Brembo. Di campioni simili, in oltre 40 anni di partecipazione alle competizioni, ne abbiamo incontrati decine.

Per alcuni abbiamo sperimentato una cotta di un giorno, per altri un amore stagionale, con altri ancora abbiamo avuto una relazione stabile e duratura.

Fra questi ultimi ne abbiamo scelti 10 che hanno lasciato un’impronta nella storia dell’automobilismo e del motociclismo, oltre che nella storia di Brembo. Piloti indimenticabili che custodiamo nel nostro cuore e che vogliamo omaggiare ancora una volta.

 
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La scelta non è stata facile, come dimostrano le accese discussioni che si sono scatenate in ufficio e in fabbrica.
Ognuno cercava di far valere le proprie ragioni ma accontentare tutti non è stato possibile. Conteggiando tutte le segnalazioni eravamo arrivati ad oltre 50 nomi, quasi tutti grandi campioni.

Quello è stato il momento più difficile della selezione perché scartando potenziali candidati si sono incrinate (speriamo non per sempre) alcune storiche amicizie. Oltre tutto, abbiamo anche cercato di contemplare tutte le discipline più importanti, senza fossilizzarci solo su una di queste. ​


 

Niki Lauda: IL PIONIERE

​Brembo ha esordito in Formula 1 nel 1975 con una piccola fornitura di dischi in ghisa per la Scuderia Ferrari i cui piloti erano Niki Lauda e Clay Regazzoni.

L’austriaco è stato il primo a partire in pole con i nostri freni, al GP Spagna 1975 e anche il primo a vincere un GP, a Montecarlo quello stesso anno.

Ma soprattutto è stato il primo pilota a conquistare il Campionato del Mondo con freni Brembo (1975), interrompendo un’astinenza di titoli iridati che per il team di Maranello durava da 11 anni.

Questa serie di prime volte ci ha suggerito di etichettarlo come Il Pioniere perché ha bagnato con lo champagne i primi vagiti di Brembo in Formula 1.

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​Lauda sapeva come estrarre il meglio dai dischi Brembo, frenando forte quando doveva recuperare posizioni e gestendo l’impianto frenante e il resto della monoposto quando era in testa: negli anni Settanta, infatti, i ritiri per cedimenti meccanici erano molto frequenti.

A differenza di altri produttori, Brembo non l’ha mai tradito: nella sua carriera Niki si è ritirato 5 volte per noie ai freni, ma mai durante la sua permanenza in Ferrari.​

 

(Disco in ghisa Brembo utilizzato in Formula 1 nel corso degli anni '70)

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Valentino Rossi: L’ENCICLOPEDIA

Ventidue anni fa Valentino Rossi sbarcava nel Mondiale con un’Aprilia RS125 spinta da un motore monocilindrico 2 tempi da 47 Cv e dotata di una pinza anteriore in due pezzi ad attacco assiale con 4 pistoncini e un disco in carbonio da 273 mm di diametro, entrambi realizzati da Brembo.

Vinto il titolo, passò in 250 dove, nell’inverno del 1998, fu uno dei primi a testare le pinze ad attacco radiale. Trionfò anche in questa classe e continuò a vincere anche dopo essere sbarcato in 500 e in MotoGP.

Il suo stile di frenata prevede l’impiego del freno anteriore usando le 3 dita, cioè l’indice, il medio e l’anulare: pur allungando la frenata rispetto ai rivali, raramente Valentino arriva a sollevare la ruota posteriore, a dimostrazione di una sensibilità che ha pochi eguali.

 

​Nel corso della sua carriera ha guidato moto Aprilia, Honda, Yamaha e Ducati, ma si è sempre servito dei freni Brembo.
Dal 1996 ad oggi the Doctor ha conquistato 9 Mondiali e vinto 115 GP, stabilendo decine di record che difficilmente saranno battuti: il più incredibile è quello degli oltre 20 anni tra il primo e l’ultimo successo.
Per raccontare tutte le sue imprese, in pista e dopo aver tagliato il traguardo, non basta un libro, servirebbe un’intera Enciclopedia.

 

(Sistema frenante Brembo utilizzato in MotoGP con pinze in alluminio e dischi in carbon-carbon standard)

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Ayrton Senna: L’INNAMORATO

Ayrton Senna è stato il primo a capire l’importanza dell’evoluzione tecnologica dei freni delle Formula 1: a differenza di molti colleghi della sua epoca amava sperimentare nuove soluzioni, dalle pinze con 4 pastiglie, a quelle con 8 pistoncini fino alle leghe d’alluminio che davano maggiore rigidità e potenza all’impianto.

Dopo aver vinto, dal 1985 al 1987, 6 GP (i primi 2 sotto l’acqua) con la Lotus dotata di freni Brembo, il brasiliano li ha pretesi con insistenza anche quando è passato in McLaren.

Una volta accontentato, nel 1989, ha vinto 2 Mondiali (1990 e 1991) a mani basse, perdendone un terzo di un’inezia. Sono invece 33 i GP da lui conquistati utilizzando i freni Brembo.

 

​Ayrton era talmente Innamorato degli impianti frenanti Brembo che li chiese con insistenza anche quando fu ingaggiato dalla Williams. D’altra parte, pur avendo sofferto 60 ritiri in carriera nemmeno una volta lo stop va additato ai freni.

Avrebbe dovuto provarli pochi giorni dopo l’incidente che gli costò la vita ad Imola, nel 1994. Invece è volato in cielo troppo presto.

 

(Pinza Brembo a 4 pistoni usata Lotus di Ayrton Senna nella seconda metà degli anni 80)


 

Mick Doohan: IL CAPARBIO

Dopo essersi fatto le ossa contro i fenomeni statunitensi, nel 1992 Mick Doohan sembrava pronto a cogliere i frutti della sua classe: nei primi 7 GP dell’anno della classe 500 trionfò 5 volte e nelle altre 2 occasioni arrivò 2°.

Un sogno interrotto nelle prove di Assen (Olanda), quando rischiò l’amputazione della gamba destra. Il Dottor Costa accorse al suo capezzale e gli evitò l’amputazione ma l’arto non era più in grado di azionare il freno posteriore.

Per far fronte a questa menomazione, gli ingegneri Brembo progettarono una soluzione ad hoc: un comando sul manubrio che potesse assolvere alla stessa funzione, attraverso l’utilizzo di un semplice dito della mano.

 

​Nacque così la pompa pollice Brembo che ha aiutato l’australiano a tornare ai livelli pre-incidente. Perfezionati gli automatismi in una serie estenuante di sessioni, dal 1994 al 1998 Mick ha conquistato 5 Mondiali consecutivi della classe regina con moto Honda e freni Brembo.

La giusta ricompensa per un pilota di talento e per un uomo Caparbio.

 

(Pompa pollice Brembo: si tratta della versione odierna della pompa utilizzata per la prima volta da Doohan)



 

Michael Schumacher: IL CANNIBALE

Sbarcato in Formula 1 nel 1991 per sostituire Bertrand Gachot, in stato di arresto a Londra, Michael Schumacher ha subito mostrato la sua classe cristallina.

Lanciato in orbita dalla Benetton, con cui ha conquistato 2 titoli Mondiali (1994 e 1995), il tedesco è diventato un mito grazie ai 5 titoli iridati consecutivi (2000-2004) vinti con la Ferrari, da lui riportata nella posizione che più le compete, cioè in cima al mondo.

I numeri dicono che Schumi è stato il più grande di tutti, un vero Cannibale che aspirava a conquistare ogni record: 7 Mondiali, 91 GP vinti, 68 pole position, 77 giri veloci, 155 podi e 24.148 giri in testa.

In tutte queste occasioni, nessuna esclusa, ha sempre guidato monoposto dotate di impianti frenanti Brembo, incluso nel suo triennio 2010-2012 con la Mercedes dopo il primo ritiro.



 

​Schumi era un ottimo interlocutore per gli ingegneri: grazie alla sua sensibilità e al suo aiuto Brembo riuscì a migliorare molto lo sviluppo di dischi e pinze freno.

Prediligeva un freno corto e molto reattivo: nonostante non fosse un colosso, era in grado di dare grande forza al pedale. Pretendeva che i freni avessero un comportamento costante e senza decadimenti nel corso dell’intero GP. Keep fighting Michael.


 
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Carl Fogarty: IL FUNAMBOLO

Quando si parla di anni d’oro del Mondiale Superbike, il primo nome che gli appassionati citano è quello di Carl Fogarty.

Vincitore delle ultime 3 edizioni del campionato Formula TT dal 1988 al 1990, disputato sui circuiti stradali più iconici al mondo come il Mountain Course dell’Isola di Man, l’inglese dagli occhi di ghiaccio ha spiccato il volo con la Ducati, a cui è rimasto fedele per 8 anni.

Con le Rosse di Borgo Panigale, King Carl ha vinto 55 gare, è salito 100 volte sul podio e ha conquistato 4 Mondiali Superbike (nel 1994, 1995 e 1998 con la 916, nel 1999 con la 996): nessun altro ducatista vanta un simile palmares.

A ciò vanno aggiunte le 5 vittorie e i 10 podi con la Honda nel 1996. Unico comune denominatore di tutto ciò i freni Brembo, presenti anche sui 300 esemplari della Ducati S4 Fogarty. ​

 

​Fogarty è stato amatissimo per il suo stile aggressivo e il coraggio mostrato in pista che lo faceva sembrare un Funambolo delle due ruote.

All’anteriore era solito impiegare un doppio disco flottante da 320 mm mentre al posteriore ha usato prima un disco da 200 mm (sulla 916), poi uno da 220 mm (sulla 996). Dischi naturalmente in acciaio perché il carbonio era già bandito nel Mondiale Superbike.

 

 


Sebastian Vettel: IL FEDELISSIMO

Fin dal suo sbarco in Formula 1, nel 2006 come terzo pilota della Bmw-Sauber, il tedesco ha utilizzato una sola marca di dischi e pinze freno.
Brembo naturalmente (da qui il nickname Fedelissimo) ed è per questo che nel 2015, in occasione dei nostri primi 40 anni in Formula 1, è venuto a visitare Brembo Racing, a Curno: «Per andare veloci bisogna anche poter frenare forte.
Per questo sono felice di questa partnership».
Servendosi di Brembo il tedesco ha regalato alla Toro Rosso la prima vittoria (e la prima pole) della sua storia, in occasione del GP Italia 2008.
Poi, Vettel è stato il principale artefice degli 8 titoli iridati della Red Bull: 4 Mondiali Piloti e 4 Mondiali Costruttori.
Manca, per ora, solo il regalo più atteso dagli appassionati: il Mondiale con la Ferrari con cui però è già andato in doppia cifra per numero di GP vinti.

 

​A detta dei tecnici che hanno lavorato con lui, Vettel è un “piccolo Schumi” perché dà un gran contributo nello sviluppo della vettura.

Inoltre ha una innata sensibilità sui materiali d’attrito: è uno dei pochi a distinguere tra un set di carbonio e un altro.
Ama partire in qualifica con set di freni nuovi e predilige un pedale freno dalla corsa molto corta e reattiva.

 

(Sebastian Vettel insieme ad Alberto Bombassei, Presidente di Brembo, durante la visita del pilota tedesco allo stabilimento Brembo dove vengono realizzati i sistemi frenanti per le sue monoposto)​


 


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Antonio Cairoli: L’EQUILIBRISTA

 

Non ne parliamo spesso e quindi si potrebbe credere che i nostri freni siano efficaci solo sull’asfalto. Brembo però realizza anche impianti frenanti per competizioni off-road, sia riservate alle auto che alle moto che quelle che vedono in gara entrambe le tipologie di veicoli: lo dimostra l’incredibile numero di Dakar Rally, di Baja 1000 e di gare WRC vinti negli ultimi anni.​

 

E poi c’è Antonio Cairoli che da quando, nel 2010, è approdato alla Ktm ha vinto 4 Mondiali della Mx1 e 2 della MxGP usando i freni Brembo. Per dominare nel motocross più che la potenza conta la modulabilità dell’impianto frenante, indispensabile per controllare la moto in condizioni di scarsa aderenza. Per questa ragione il siciliano impiega una singola pinza flottante anteriore con 2 pistoni da 24 mm. ​

 

Il siciliano utilizza all’anteriore una pompa freno assiale con serbatoio integrato e pistone da 9 mm perché assicura una maggior facilità d’uso, una solidità superiore e richiede un minimo spazio sulla moto. Al posteriore invece Cairoli si serve di una pompa Brembo da 13 mm abbinata ad una pinza ricavata dal pieno con pistone da 26 mm: quest’accoppiata gli permette di guadagnare direzionalità in ingresso curva, evitando nel contempo spiacevoli scivolate: un vero Equilibrista.​

 


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Tom Kristensen: IL NOTTAMBULO

Nel palmares di un pilota la vittoria alla 24 Ore di Le Mans equivale alla conquista di un Mondiale di Formula 1.
Ma se un titolo iridato si può vincere anche commettendo alcuni errori, per trionfare nella gara endurance più celebre al mondo bisogna sfiorare la perfezione, evitando sia i guasti meccanici che le uscite di pista.
Non facile, considerando le punte di velocità raggiunte e i turni sfiancanti.

In altri termini, bisogna saper andare forte ma senza esagerare, specie nella fase notturna. Il maestro di questa tecnica di guida è Tom Kristensen che ha conquistato 8 volte la 24 Ore di Le Mans con i freni Brembo: 7 successi con Audi (prima l’R8, poi la R10 quindi la R18 e-tron quattro) e 1 (nel 1997) con Porsche.

E addirittura in occasione delle ultime 4 vittorie non ha avuto nemmeno bisogno di sostituire i dischi e le pastiglie, nonostante il tempo speso in frenata sia il 15 per cento della gara: in termini più semplici, durante la 24 Ore i freni sono in funzione per circa 3 ore e un quarto.

 

​I dischi freno in carbonio Brembo usati dal pilota danese nell’ultima vittoria del 2013 avevano uno spessore di 32 mm e 400 fori di ventilazione: rispetto alla Formula 1, che combatte da sempre contro l’eccessivo surriscaldamento, gli impianti devono impedire che la temperatura, specie di notte o in regime di neutralizzazione, scenda troppo. Ma con un Nottambulo come Kristensen tutto è più facile.

 

(Impianto frenante Brembo con disco in carbon-carbon e pinza in alluminio per la 24 Ore di Le Mans)​


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Marc Marquez: IL MARZIANO

Un tempo si diventava campioni del mondo della classe 500 (sostituita nel 2002 dalla MotoGP) a 27-28 anni, poi l’età si è abbassata ma nessuno può vantare i record di precocità di Marc Marquez: 6 titoli iridati in bacheca, di cui 4 della MotoGP, 61 GP vinti, 73 pole position e 102 podi prima di aver compiuto 25 anni.

Questi numeri lasciano presagire la possibilità di battere molti dei record di Giacomo Agostini che a differenza dello spagnolo non ha beneficiato dei freni Brembo.

Fin dai suoi primi successi in 125, invece, Marquez si serve degli impianti Brembo: in 125 usava all’anteriore dischi in acciaio da 218 mm di diametro con attacco a bussole e una pinza radiale a 2 pistoncini. 

 

​Approdato in Moto2 ha utilizzato fin da subito in maniera ottimale i dischi da 290 mm e le pinze a 4 pistoncini. E all’esordio in MotoGP, nel 2013, si è adattato in fretta ai dischi in carbonio e alle pinze radiali su entrambe le ruote. ​

Marc è solito usare il freno anteriore con un solo dito, l’indice: ciò nonostante esercita una forza non comune sollevando in staccata il pneumatico posteriore da terra.

Persino con il freno posteriore non teme di esagerare, come dimostrano i frequenti traversi della sua Honda RC213V. Come se non bastasse, è stato pure il primo ad aver vinto un GP della 500/MotoGP usando i dischi in carbonio sul bagnato: un risultato ritenuto impossibile per il genere umano solo pochi anni prima. Un Marziano.


​​(Set di pinza Brembo per MotoGP ​)​

​La probabilità che non siate d’accordo con tutti e 10 i nomi da noi scelti è altissima considerando il numero sterminato di piloti che si sono cimentati con le 2 e le 4 ruote da metà degli anni Settanta, quando siamo entrati nel mondo delle competizioni.​​

 

​​Fateci sapere sia su quanti di questi 10 siete concordi sia quali nomi avreste evitato di inserire, evidenziando i vostri sostituti. Ai prescelti dalla “giuria popolare” potremmo dedicare in seguito un secondo articolo, sottolineando la loro importanza nell’universo del motorsport.​​


 
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