È iniziato ottobre, il mese nel quale, secondo la leggenda, tutte le divinità giapponesi lasciano i loro luoghi per riunirsi al Santuario di Izumo.
Anche i piloti lasciano le loro abitazioni per radunarsi sull’isola di Honshu, ma lo fanno sulla costa opposta, per gareggiare al Mobility Resort Motegi. Questo impianto ha già ospitato 25 GP, anche se le 4 edizioni dal 2000 al 2003 presero il nome di GP Pacifico e solo le successive GP Giappone.
I dati del GP
Secondo gli ingegneri Brembo che per l’11° anno di fila lavorano a stretto contatto con tutti i team della MotoGP, il Mobility Resort Motegi da 4,801 km di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti altamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 6 presenta un indice di difficoltà di 6. Delle 8 frenate al giro per complessivi 31 secondi ben 5 sono della categoria Hard, 2 sono Medium e una sola è Light. Tutte e 8 necessitano di oltre 2 secondi e mezzo.
La curva più dura
La curva più dura del Mobility Resort Motegi per l’impianto frenante è la 11: le MotoGP passano da 307 km/h a 85 km/h in 4,8 secondi durante i quali percorrono 233 metri grazie al carico di 5,9 kg sulla leva del freno. La decelerazione a cui sono soggetti i piloti in quell’istante è di 1,5 g, la pressione del liquido freno Brembo tocca i 12,7 bar mentre la temperatura dei dischi in carbonio raggiunge i 750 °C.
Solo doppiette
Da quando, nel 2023, è stata introdotta la Sprint, in Giappone il vincitore della gara breve si è sempre ripetuto nella gara canonica: nel 2023 ha realizzato la doppietta Jorge Martin, nel 2024 e 2025 Francesco Bagnaia. Come loro guidava una Ducati pure Jack Miller, impostosi nel 2022. Risale invece al 2019 l’ultimo GP Giappone vinto da un’altra marca: trionfò Marc Marquez con la Honda dotata anch’essa di impianto frenante Brembo.
Chi l'avrebbe detto?
In caso di competizione dichiarata asciutta dal Direttore di gara i piloti dovranno scegliere tra dischi in carbonio da 340 mm e 355 mm di diametro. Useranno i dischi in carbonio anche in caso di pioggia, come avviene dal GP Giappone 2017, segnato da precipitazioni e da una temperatura dell’asfalto che non superò i 15 °C. Una gara storica perché malgrado queste condizioni chi optò per il carbonio ebbe benefici superiori a chi si servì dell’acciaio: il vincitore Andrea Dovizioso così come l’intera Top 9 all’arrivo e 13 dei 15 piloti a punti, di cui almeno uno per Casa motociclistica, impiegarono i dischi in carbonio Brembo.
Le ragioni della scelta
Grazie all’evoluzione del carbonio e alle coperture dei freni che consentono di mantenere in temperatura i dischi, i piloti godono anche con la pioggia di una dinamica della moto non troppo diversa da quella che avrebbero sull’asciutto. L’acciaio, infatti, peggiora il comportamento dinamico della moto perché è un materiale più pesante e quindi influenza il modo di agire delle sospensioni. Con il carbonio Brembo invece le ruote aderiscono meglio all’asfalto, generando una migliore guidabilità e permettono di scaricare a terra una maggiore potenza.