Ci sono GP che passano alla storia perché tutte le prime posizioni sono occupate da piloti della medesima nazionalità. Diverse sono le nazioni riuscite in una simile impresa in MotoGP. Queste le serie più incredibili per ciascun Paese.
Il motociclismo è uno sport individuale ma a differenza delle discipline olimpiche non sono previsti limiti numerici alla presenza di atleti di una stessa nazione al via di un Gran Premio.
Nello sci alpino e nello sci di fondo ai Giochi Olimpici Invernali è stabilito un massimo di 4 atleti per nazione mentre nell’atletica leggera, nelle gare individuali dei Giochi Olimpici Estivi, questo limite scende a 3, per ridursi addirittura a 2 nel nuoto, nei tuffi e nel ping pong.
L’obiettivo è di evitare il più possibile che un unico Paese monopolizzi il podio con i propri atleti, a seguito della superiorità schiacciante di cui gode sul resto del pianeta.
Fortunatamente, nel motorsport vero del politically correct importa poco. Se un Paese riesce a sfornare una generazione di folli capaci di domare missili da 300 all'ora meglio di chiunque altro, si prende l'intera griglia. Punto.
Se ne è avuta la prova a settembre al GP di San Marino della MotoGP: gli spagnoli non si sono limitati a vincere, si sono accaparrati le prime SEI posizioni, lasciando agli altri solo le briciole. Ma nella storia, la fame di conquista di certe nazioni ha toccato vertici di pura follia.
Ecco la classifica del dominio assoluto di una nazione in un singolo GP della classe regina, da situazioni che potremmo definire fortuite al capolavoro totale:
I piloti argentini hanno conquistato 9 GP, 7 con Sebastian Porto nella 250, classe in cui fu vicecampione del mondo nel 2004. Gli altri 2 successi sono invece arrivati nella 500, approfittando del fattore campo e dell’assenza di molti dei migliori piloti al mondo, che avevano evitato la lunga trasferta. Nel GP Argentina 1961, a Buenos Aires, i padroni di casa fecero doppietta mentre l’anno dopo monopolizzarono il podio: vinse Benedicto Caldarella, con Juan Salatino 2° ed Eduardo Salatino 3°. Facile vincere quando gli altri non si presentano nemmeno in circuito.
Sono la bellezza di 176 i GP vinti dai piloti della Germania Ovest e dell’attuale Germania, eppure c’è un unico successo in classe regina. Teatro il Nurburgring nel 1974: I piloti ufficiali vedono la pista, chiedono più balle di paglia per non ammazzarsi e gli organizzatori rispondono con un pernacchio. Risultato? Sciopero generale. Al via della 500 si schierano solo sette piloti tedeschi e appena quattro tagliano il traguardo: vinse Edmund Czihak davanti a Helmut Kassner, Walter Kaletsch e Udo Kochanski. Un monopolio a quattro tinto di nero-rosso-oro nato semplicemente perché tutti gli altri erano a protestare. Geniale.
Tutti si ricordano il fantastico poker al GP Mugello della MotoGP 2005 con Valentino Rossi, Max Biaggi, Loris Capirossi e Marco Melandri nelle prime quattro posizioni. Ma nel 1968 a Monza gli italiani fecero di meglio: Trionfò Giacomo Agostini con 35 secondi su Renzo Pasolini e 2 giri su Angelo Bergamonti, mentre 4° e 5°, con quattro giri di ritardo, giunsero Alberto Pagani e Silvano Bertarelli. Tutti italiani, su moto rigorosamente italiane (MV Agusta, Benelli, Paton, LinTo). Praticamente un'esibizione d'alta moda a 280 all'ora
Gli anni Ottanta e la prima metà dei Novanta sono stati caratterizzati dal dominio dei piloti statunitensi, battuti solo saltuariamente da italiani ed australiani, complice la loro abilità di guida, manco fossero cowboy in sella a tori scatenati. Nel 1992 all'Hungaroring, sotto l'acqua, Eddie Lawson tentò una scommessa folle sulle gomme della sua Cagiva e vinse. Dietro di lui, in fila indiana: Chandler, Mamola, Schwantz e Rainey. Una cinquina a stelle e strisce servita con arroganza da mandriani.
Il 13 settembre 2026, quando Marco Bezzecchi è entrato in testa alla prima curva del circuito intitolato a Marco Simoncelli e ha poi guadagnato metri su Marc Marquez, il pubblico italiano ha pensato che potesse vincere. Invece la sua Aprilia è finita nella ghiaia prima di concludere il giro, aprendo la strada all’incredibile filotto spagnolo. Ha vinto Marc Marquez con il fratello Alex 2° e Pedro Acosta 3°. Le furie rosse hanno conquistato pure il 4° posto con Fermin Aldeguer, il 5° con Jorge Martin e il 6° con Raul Fernandez. Magra consolazione tutti e 6 hanno usato i freni Brembo.
Il gradino più alto del podio di questa classifica spetta alla Gran Bretagna. La Senior del 1967 al Tourist Trophy, valida per il Campionato del Mondo della 500, è ancora oggi considerata una delle sfide più avvincenti della storia del motociclismo: chilometri di strade strette tra muri di pietra, alberi e pali della luce, osservati dalle pecore del posto. Protagonisti quel giorno sui 60,7 km dell’Isola di Man furono Mike Hailwood su Honda e Giacomo Agostini su MV Agusta: a suon di record, i due si scavalcarono più volte, annichilendo la concorrenza, finché al penultimo giro Agostini fu costretto al ritro. Mike the Bike andò a vincere con 7 minuti e 44 secondi su Peter Williams e 9 minuti su Steve Spencer e John Cooper. Quinto, 6° e 7° furono rispettivamente Fred Stevens John Hartle e Tom Dickie. Ad interrompere la serie fu il nordirlandese Billy McCosh.
Vedete, i piloti vanno e vengono. Le nazioni dominano per un decennio e poi svaniscono nel nulla, inghiottite dalla mancanza di talenti, dall’incapacità di restare al passo con i tempi o dalla solita pigrizia. Se volete sapere cosa sia il vero, brutale e totalizzante dominio, non guardate la nazionalità del pilota sul podio: guardate le pinze dei freni.
Mentre spagnoli, italiani e americani si scambiano il trono come ragazzini al parco, c'è un marchio , Brembo, che non perde un singolo Gran Premio dal lontanissimo 1995. Trentuno anni senza lasciare nemmeno una singola soddisfazione agli avversari.
E la situazione è persino più schiacciante negli ultimi 11 anni. Dopo due decenni in cui solo chi aveva freni Brembo riusciva a salire sul gradino più alto del podio anche l’ultimo team si è “rassegnato” a passare a Brembo. Dal 2016 l'intera griglia della MotoGP usa i sistemi frenanti Brembo. Il che significa che ogni singolo pilota che taglia il traguardo, dal vincitore fino all'ultimo dei doppiati, riesce a fermarsi senza schiantarsi solo ed esclusivamente grazie a loro.