Una settimana dopo il GP Brasile la MotoGP resta nel continente americano ma si sposta a nord di 7.400 km per la tredicesima edizione del GP Americhe, tutte andate in scena ad Austin.
Negli Usa il Mondiale ha gareggiato anche a Laguna Seca (15 volte), a Indianapolis (8) e a Daytona (2). In questo week-end Austin ospita anche il primo dei 6 round stagionali della Harley-Davidson Bagger World Cup che ha preso il posto della defunta MotoE.
I dati del GP
Secondo gli ingegneri Brembo che per l’11° anno di fila lavorano a stretto contatto con tutti i team della MotoGP, il Circuit of the Americas da 5,513 km di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti mediamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 6 si è meritato un indice di difficoltà di 3 pur avendo 9 frenate al giro: 4 sono della categoria High, 3 Medium e 2 Low. Ogni giro i piloti utilizzano i freni per 31 secondi, pari al 26 per cento del tempo, esercitando un carico complessivo sulla leva del freno di quasi 37 kg e mezzo al giro.
La curva più dura
La curva più dura del Circuit of the Americas per l’impianto frenante è la 12 complici gli 1,2 km del rettilineo che la precedono: la velocità delle MotoGP crolla da 339 km/h a 68 km/h per effetto di una staccata di 5,8 secondi durante i quali le moto percorrono 290 metri. I piloti esercitano un carico di 6 kg sulla leva del freno Brembo, subendo una decelerazione di 1,5 g mentre la pressione dell’impianto frenante raggiunge i 12,9 bar.
L'impianto della Bagger World Cup
Il round di Austin vede il debutto della Harley-Davidson Bagger World Cup. A tenere a bada le Road Glide da oltre 200 cavalli e 280 kg ci pensa Brembo con un impianto frenante simile a quello del Mondiale Superbike: tutte le moto impiegano dischi T-Drive in acciaio, ossia con fascia frenante collegata al mozzo attraverso otto perni a T, pinze monoblocco in alluminio alettate con quattro pistoni da 34 mm di diametro e pompe radiali 18x18. Pur senza carbonio, vietato dal regolamento, le frenate sono potenti, modulabili e costanti.
Valentino 30 e lode
Trent’anni fa, in questi giorni, Valentino Rossi esordì nel Mondiale della 125, al GP Malesia che ai tempi si disputava al Shah Alam Circuit: in sella alla Aprilia della scuderia AGV il numero 46 ottenne l’8° tempo nel primo turno di qualifica e il 12° nel secondo, 13° nella classifica combinata. Ai tempi la griglia era costituita da 4 moto per fila per cui Rossi scattò dalla quarta fila. Concluse la gara al 6° posto a 7,379 secondi da Stefano Perugini.
Il primo freno della leggenda
In tutti i 432 GP disputati dal 1996 al 2021 Valentino Rossi ha sempre impiegato i freni Brembo: al primo anno, essendo la sua Aprilia RS 125 R pesante appena 71 kg, disponeva di un’unica pinza in due pezzi ad attacco assiale con 4 pistoncini posta sul lato destro che agiva su un disco in carbonio con diametro da 273 mm a fascia frenante standard. In MotoGP invece le pinze da lui usate erano due all’anteriore, entrambe monoblocco ad attacco radiale, così come erano 2 i dischi in carbonio solitamente da 340 mm con fascia frenante high mass.