La Formula 1 riparte dai Paesi Bassi con il 12° round stagionale. Sono 35 i GP disputati al Circuit Zandvoort che faceva parte del Campionato del Mondo già nel 1952 ma che venne accantonato dopo il 1985.
È tornato in auge nel 2021, anche se si sarebbe dovuto correre pure nel 2020, ma l’evento fu cancellato per la pandemia. Quello di quest’anno dovrebbe essere l’ultimo GP a Zandvoort, scadendo il contratto a fine 2026.
I dati del GP
Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo che lavorano a stretto contatto con tutti i piloti di Formula 1, il Circuit Zandvoort da 4.259 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti scarsamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 2 perché le 7 frenate al giro comportano un uso dei freni per poco più di 12 secondi: le 2 frenate della categoria Hard sono le sole in cui la decelerazione è di almeno 2,5, un’altra è Medium e 4 Light.
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La curva più dura
Dalle simulazioni effettuate la curva più dura del Circuit Zandvoort per l’impianto frenante è la prima dopo il traguardo. Le monoposto vi arrivano a 323 km/h e scendono a 126 km/h in 2,97 secondi durante i quali percorrono 171 metri. I piloti esercitano un carico di 114 kg sul pedale del freno e sono soggetti a 4 g. La potenza frenante è invece di 1.659 kW.
Mezzo secondo
Rispetto al GP Paesi Bassi 2025, per effetto delle caratteristiche delle monoposto 2026 le frenate sono meno intense. Alla curva 11 un anno fa le auto perdevano 175 km/h in 2,22 secondi in cui percorrevano 107 metri mentre quest’anno dovrebbero perdere 172 km/h in 2,68 secondi, avanzando nel frattempo di 146 metri. La decelerazione subita dai piloti calerà da 4,5 g a 3,2 g e minore sarà anche lo sforzo sul pedale del freno: da 152 kg a 91 kg.
A Zandvoort il 28 agosto 1977 Niki Lauda ottenne la sua ultima vittoria con la Ferrari. Scattato dalla quarta casella, l’austriaco guadagnò la seconda posizione al 6° giro e al 20° infilando Jacques Laffite si portò al comando. Per Lauda fu il 15° GP vinto con la Ferrari, 13 dei quali con i dischi in ghisa Brembo che dal 1975 iniziarono ad equipaggiare la 312T e la successiva 312T2. Peraltro sempre a Zandvoort ma nel 1985 Niki conquistò la sua ultima vittoria in Formula 1.
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Non sempre il massimo
Non sempre l’utilizzo di freni di dimensione massima genera risultati positivi perché in alcune condizioni ambientali le monoposto avrebbero un impianto sovradimensionato: la potenza frenante eccessiva renderebbe faticoso il raggiungimento della temperatura minima di esercizio del carbonio di dischi e pastiglie, ostacolando la corretta generazione dell’attrito. In tali casi si rischia la vetrificazione (glazing), a dispetto della performance in frenata e anche dell’usura dei componenti, che tende ad accrescersi.