Tredicesimo round stagionale per la Formula 1 che all’Autodromo Nazionale Monza celebra il 110° GP in Italia: 75 si sono disputati a Monza, 32 ad Imola ed uno a testa al Mugello e a Pescara. 

Costruito nel 1922 per volere dell’Automobile Club Milano, l’impianto brianzolo disponeva in origine di una pista stradale di 5,5 km e di un anello per l’alta velocità da 4,5 km che si intersecavano a due livelli. 

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I dati del GP

Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo che lavorano a stretto contatto con tutti i Team  di Formula 1, l’Autodromo Nazionale Monza da 5.793 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti mediamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 3 avendo solo 5 frenate al giro per meno di 8 secondi e mezzo totali. Quattro staccate sono della categoria Hard, anche se per metà di esse la riduzione di velocità è inferiore a 100 km/h, e la restante è Light.

La curva più dura

Dalle simulazioni effettuate la curva più dura dell’Autodromo Nazionale Monza per l’impianto frenante è la prima dopo il traguardo. Le monoposto vi arrivano a 318 km/h e scendono a 87 km/h in 3,22 secondi durante i quali percorrono 153 metri. I piloti esercitano un carico di 111 kg sul pedale del freno e sono soggetti a 3,8 g. La potenza frenante è invece di 1.637 kW.    

Il record di velocità

Rispetto al GP Italia 2025, per effetto delle caratteristiche delle monoposto 2026 lo sforzo richiesto a piloti e freni è inferiore. Alla curva 4 (Variante della Roggia) un anno fa i piloti erano soggetti a 4,5 g di decelerazione ed esercitavano un carico di 159 kg sul pedale del freno, mentre quest’anno questi valori dovrebbero essere rispettivamente di 3,7 g e 108 kg. Si allungano anche gli spazi di frenata, da 107 metri a 121 metri, così come cresce il tempo di frenata, da 2,02 secondi a 2,29 secondi, anche se la diminuzione di velocità è inferiore. 

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La pinza del tris

Le monoposto con dischi Brembo vinsero il GP Italia nel 1975 e nel 1979, poi dovettero attendere a lungo per tornare sul gradino più alto del podio a Monza. Ci riuscirono nel 1988, anno in cui Brembo introdusse la pinza ricavata da un unico blocco di alluminio: un progetto considerato utopistico perché pareva impossibile lavorare l’interno e le canne dei pistoni con gli strumenti disponibili all’epoca. Brembo però ci riuscì e guarda caso quella pinza poi equipaggiò le auto che vinsero 3 edizioni di fila del GP Italia, dal 1988 al 1990, con 3 piloti differenti.

Ventilazione personalizzata

Realizzate in alluminio, le pinze attuali di Formula 1 si differenziano l’una dall’altra per il disegno e le caratteristiche strutturali. Brembo produce infatti pinze personalizzate per ciascuna monoposto, concordando con ogni team le soluzioni di ventilazione e rigidità preferite. Alcune squadre richiedono alette di ventilazione sul corpo esterno, altre preferiscono pin più stretti ma più profondi e altre ancora optano per una copertura che avvolge una sezione della parte superiore della pinza.